Opera Magazine

01/06/2026
L’Opera di Santa Maria del Fiore e l’Opera di Santa Croce di Firenze
Due complessi monumentali al centro della storia e dell’arte di Firenze
Ogni anno milioni di persone da tutto il mondo visitano a Firenze i complessi monumentali dell’Opera di Santa Maria del Fiore e della Basilica francescana di Santa Croce. Questi immensi scrigni di bellezza e spiritualità sono come due amici che hanno attraversato a braccetto la storia di Firenze condividendo grandi stagioni dell’arte e della cultura fin dalle loro origini.
Aristodemo Costoli, Monumento commemorativo ad Arnolfo di Cambio, 1844, Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Sia la Cattedrale che la Basilica di Santa Croce furono fondate alla fine del XIII secolo, a solo due anni di distanza (1294, 1296) all’apice della primavera economica e demografica di Firenze e divennero due dei più grandi templi cristiani del mondo. Entrambe furono disegnate dal grande architetto toscano Arnolfo di Cambio - autore anche delle mura, del palazzo del governo e di altri importanti edifici –, che le concepì con due piante diverse ma con uno stile architettonico comune: imponente e sobrio al tempo stesso, per rispetto dei costumi della Firenze comunale.
È importante sottolineare che la struttura amministrativa di queste istituzioni presentava differenze fondamentali. Sebbene sia Santa Maria del Fiore che Santa Croce siano tutt’oggi “opere” o “fabbricerie”, il loro modello di gestione e patronato era distinto. L'Opera di Santa Maria del Fiore rispecchia un modello di patronato corporativo: a partire dal 1331, fu posta sotto il controllo diretto e istituzionale di una singola, potentissima corporazione, l'Arte della Lana. L'Opera di Santa Croce, invece, non fu mai amministrata da una singola Arte. Il suo sviluppo si basò sul patronato di numerose e potentissime famiglie (come i Bardi, i Peruzzi, gli Alberti, i Baroncelli), la cui ricchezza e influenza derivavano dalle varie Arti Maggiori, tra cui l'Arte del Cambio, l'Arte della Lana e anche l'Arte di Calimala. L'Arte di Calimala, in particolare, aveva il prestigioso patronato del Battistero di San Giovanni, ma non della Basilica di Santa Croce. Quindi, mentre il Duomo era l'espressione della potenza di una corporazione come entità unica, Santa Croce divenne il grande palcoscenico delle più importanti famiglie fiorentine, espressione della loro ricchezza e del loro prestigio.
Domenico di Michelino, Dante Alighieri, Firenze e i mondi della Divina Commedia, 1465, Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Non è un caso che questi complessi monumentali condividessero decine di artisti che li ornarono con i propri capolavori: abbiamo citato Arnolfo di Cambio, ma ricordiamo anche Giotto, che a Santa Maria del Fiore fu sepolto dopo esserne stato capomastro e aver progettato il Campanile che ancora porta il suo nome e che a Santa Croce affrescò alcune cappelle, tra cui le Bardi e le Peruzzi, ancora oggi ammirabili.
E per il Trecento non si può non ricordare Dante Alighieri: il grande autore della Divina Commedia sognò di ricevere la corona d’alloro nel Battistero e uno dei suoi ritratti più celebri, che si può ancora ammirare sulla parete nord del Duomo, fu dipinto nel Quattrocento da Domenico di Michelino per il bicentenario della nascita. Nell’Ottocento il suo cenotafio fu posto in Santa Croce – opera di Stefano Ricci del 1830 – e la scultura monumentale che lo raffigura, scolpita da Enrico Pazzi per il seicentenario della nascita, fu collocata nella piazza antistante la basilica.
D’altronde, se nel Quattrocento la Cattedrale e Santa Croce si contesero il primato di pantheon delle glorie cittadine, nei secoli successivi, e specialmente tra Settecento e Ottocento, questo ruolo civico fu conquistato dalla basilica francescana (come celebrò anche Ugo Foscolo nei Sepolcri del 1807).
Filippo Brunelleschi, Cappella Pazzi, Basilica di Santa Croce (Credit: Archivio dell'Opera di Santa Croce)
Tornando a parlare dell’arte del Quattrocento incontriamo sia in Santa Maria del Fiore che in Santa Croce i grandi protagonisti del primo Rinascimento. Brunelleschi, architetto della Cupola del Duomo, ha lasciato in Santa Croce la Cappella Pazzi, uno dei suoi capolavori, e il suo amico Donatello, che nel cantiere della Cattedrale si era formato ed era cresciuto lasciando innumerevoli capolavori, scolpì per i francescani di Santa Croce il suo celebre Crocifisso e la splendida Annunciazione della Cappella Cavalcanti. E che dire di Lorenzo Ghiberti? L’autore delle due monumentali porte del Battistero non fu sepolto in Cattedrale come il suo rivale Brunelleschi, ma la sua elegante tomba terragna si trova nella basilica francescana.
Giorgio Vasari (progetto), Tomba monumentale di Michelangelo Buonarroti, 1564-1576, Basilica di Santa Croce (Credit: Alena Fialova/Archivio dell'Opera di Santa Croce)
Anche la vicenda della sepoltura di Michelangelo rappresenta un curioso intreccio storico. Il grande artista morì nel 1564 a Roma, dove viveva da circa trent’anni e dove desiderava essere sepolto; tuttavia il suo corpo fu trafugato e trasferito a Firenze, dove venne tumulato in Santa Croce. Qui, per volontà del Granduca e grazie all’impegno di Giorgio Vasari e degli altri membri dell’Accademia del Disegno, gli fu eretto uno splendido monumento funebre.
Una sorte analoga ebbe anche la cosiddetta Pietà Bandini, la deposizione marmorea nella quale Michelangelo si ritrasse nelle vesti di Nicodemo. L’opera era stata concepita dall’artista per ornare la propria sepoltura in una chiesa romana, ma, per un singolare arabesco del destino, giunse a Firenze alla fine del Seicento. Collocata dapprima in Cattedrale, oggi è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo, dove può essere ammirata dal pubblico.
Bernardo Sansone Sgrilli, Descrizione e studi dell'insigne fabbrica di Santa Maria del Fiore Metropolitana Fiorentina, fig. XV: altare centrale della Cattedrale, 1733
Pochi sanno che, quando nel XIX secolo fu parzialmente smantellato il monumentale coro marmoreo realizzato nel Cinquecento da Baccio Bandinelli, le gigantesche sculture che ne ornavano l’altare, raffiguranti Dio Padre benedicente e il Cristo deposto, furono trasferite proprio in Santa Croce: la prima la potete ammirare all’esterno della Cappella Pazzi, la seconda – splendida - è nella cripta.
Le facciata neogotiche di Santa Croce e di Santa Maria del Fiore
Nell’Ottocento questi intrecci si intensificarono: dalla Cattedrale fu rimosso il Monumento Pelli e trasferito proprio nella basilica francescana. Qualcosa di simile accadde anche alle antiche porte lignee della facciata del Duomo che, al momento della loro sostituzione, furono donate a Santa Croce. Ancora oggi, nelle ante del portale maggiore della basilica, si possono vedere intagliati i santi Zanobi e Reparata, sormontati dallo stemma dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Ci avevate mai fatto caso?
E, allargando lo sguardo, noterete che le facciate di Santa Maria del Fiore e di Santa Croce si assomigliano moltissimo, poiché entrambe sono capolavori dell’architettura neogotica fiorentina. La prima a essere realizzata fu quella di Santa Croce, opera di Niccolò Matas. La sua costruzione contribuì a rinnovare l’interesse per la realizzazione di una facciata monumentale anche per la Cattedrale. Tra le molte proposte presentate nel corso degli anni per completare il fronte del Duomo, anche Matas partecipò con un proprio progetto; a prevalere fu però quello di Emilio De Fabris. Entrambe le facciate sono ornate da opere dei maggiori scultori dell’Accademia di Firenze, a suggellare una fratellanza che dura da oltre sette secoli.