campanile
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La campana

Nel ricco apparato decorativo delle formelle esagonali e delle losanghe, si esprime il concetto dell'ordinamento universale e della storia della Redenzione.

I rilievi iniziano con la Creazione dell'uomo e si susseguono con la rappresentazione delle sue attività, i Pianeti che regolano il corso della sua esistenza, le Virtù che lo fortificano, le Arti Liberali che lo istruiscono e i Sacramenti che lo santificano.

Una parola a parte meritano le statue, concepite come elementi integranti dell'edificio piuttosto che come componenti decorative.
Nel secondo ripiano, infatti, ai bassorilievi, Andrea Pisano sostituì sedici nicchie destinate a contenere figure di Re e di Sibille e statue di Patriarchi e di Profeti, quest'ultime eseguite successivamente anche da Nanni di Banco e Donatello, tra le quali il bellissimo gruppo del Sacrificio di Isacco di Donatello, che rappresenta una delle conquiste più alte del naturalismo quattrocentesco in scultura.
Gli originali di tutte le sculture, per motivi conservativi, si trovano al Museo dell'Opera del Duomo.

Per due anni, dal 1348 al 1350, i lavori vennero interrotti, ma il Campanile fu portato a termine nel 1359, dopo gli anni terribili della peste nera, da Francesco Talenti, creatore geniale dei finestroni dei livelli alti, che ebbe il merito di trapassare la struttura con la luce, grazie alle bifore accoppiate di gusto senese e alle grandi trifore timpanate, rendendo così l'edificio elegantemente gotico pur mantenendo l'impostazione classica dell'insieme.
Una grande terrazza, posta a più di 400 scalini da terra, protesa verso l'esterno, che fa da tetto panoramico è l'ultimo tassello dell'opera del Talenti, che respinge così il progetto della copertura a guglie cuspidata di Giotto.