Opera Magazine

01/05/2026
Lorenzo Ghiberti e l’Opera del Duomo di Firenze: bellezza, tecnica e pensiero
Dalle porte del Battistero di San Giovanni alle vetrate e ai cantieri di Santa Maria del Fiore, il profilo di un protagonista del primo Rinascimento tra invenzione e continuità
Lorenzo di Cione Ghiberti (Pelago, 1378 – Firenze, 1º dicembre 1455) occupa certamente un posto d’onore tra i grandi geni della storia dell’arte che hanno reso il complesso monumentale dell’Opera di Santa Maria del Fiore un tempio di bellezza e spiritualità. Non solo per la vertiginosa qualità delle opere che realizzò per la Cattedrale e il Battistero, veri capolavori del primo Rinascimento, ma anche per la loro eccezionale quantità e varietà tecnica. Un primato quasi unico, che spesso il largo pubblico non gli riconosce, forse perché Lorenzo, pur essendo tra i pionieri di quella straordinaria stagione di rivoluzione culturale e artistica, e maestro di molti grandi del Quattrocento che passarono a bottega da lui, si trovò suo malgrado a rivaleggiare con veri e propri giganti: Brunelleschi in architettura e Donatello in scultura.
Lorenzo Ghiberti, Porta Nord del Battistero con Storie di Cristo, 1403-1424, Museo del'Opera del Duomo di Firenze
Come autentico padre fondatore del Rinascimento, troviamo il giovanissimo Lorenzo partecipare, in concorrenza con Brunelleschi, Donatello e altri, e vincere nel 1401 il celebre concorso indetto dalla Arte di Calimala per l’Opera di San Giovanni per la realizzazione della seconda porta bronzea del Battistero, evento che la storiografia moderna considera pietra miliare dell’inizio di quell’epoca. Tra il 1403 e il 1424, Ghiberti, coadiuvato da una straordinaria bottega di giovani talenti ed esperti, realizzò quella che oggi è nota come “Porta Nord” del Battistero (che al tempo era collocata a est). Due colossali ante di bronzo dorato, alte più di 5 metri e per tre metri di larghezza complessiva ed un peso di quasi 8 tonnellate, ornate, secondo uno schema che riprende la più antica porta meridionale di Andrea Pisano, da 28 formelle quadrilobate, in cui sono raffigurati i Quattro Evangelisti, i quattro Dottori della Chiesa e venti episodi del Nuovo Testamento, dall’Annunciazione a Maria alla Pentecoste. Queste sono incastonate in una cornice su cui cresce un’edera che ospita insetti, piccoli anfibi e rettili e da cui emergono 28 meravigliose teste. Lo stile di questi rilievi risente ancora della lirica attenzione lineare e plastica del cosiddetto “tardo gotico”, ma si proietta già verso una comprensione profonda della natura, dell’anatomia e della statuaria classica. Ghiberti vi pose il proprio ritratto e la firmò con orgoglio OPUS LAURENTII FLORENTINI (“Opera di Lorenzo fiorentino”)
Lorenzo Ghiberti (su cartone di), Assunzione di Maria, 1404, Santa Maria del Fiore
Quella prima commissione gli garantì fin da subito immensa fama e la bottega del Ghiberti divenne così una delle più importanti di Firenze e oltre; e degli uno dei maggiori artisti attivi nei cantieri della Cattedrale, cioè per l’Opera di Santa Maria del Fiore, che era sovrintesa dall’Arte della Lana.
Nel 1404 realizzò il cartone per la grande vetrata della controfacciata, con i suoi 6 metri di diametro la più grande del tempio, raffigurante l’Assunzione della Vergine. Tra il 1412 e il 1415 inventò quelle per i due occhi laterali della stessa controfacciata, con i santi protomartiri Lorenzo e Stefano in trono. Tra la fine del quarto decennio del secolo e l’inizio del successivo, furono realizzate ben 33 vetrate su suo disegno. Vari maestri vetrai eseguirono tutte le vetrate delle cappelle radiali della tribuna: quindici vetrate alte raffiguranti personaggi dell’Antico Testamento e quindici vetrate basse con santi, a cui si aggiunsero tre oculi del tamburo con storie di Maria e di Cristo, in particolare La Presentazione di Gesù al Tempio, l’Orazione nell’Orto e l’Ascensione.
Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, Modello architettonico della cupola e di due tribune, 1429, Museo dell'Opera del Duomo di Firenze
La mente poliedrica di Ghiberti lo portò poi ad affiancare al lavoro sulle vetrate anche l’impegno nei cantieri architettonici, contribuendo in modo significativo alla costruzione della Cattedrale. Il suo debutto come architetto avvenne già nel 1404, quando fu chiamato a far parte di una commissione di esperti per correggere un errore strutturale commesso nella zona della tribuna. Pochi anni dopo, tra il 1407 e il 1409, Ghiberti si occupò della progettazione delle nuove finestre del cleristorio, fornendo i disegni necessari per la loro realizzazione. Il capitolo più significativo della sua attività architettonica ebbe inizio nel 1418, con la partecipazione al concorso per la Cupola di Santa Maria del Fiore. Sebbene la vittoria fosse stata assegnata ex aequo a lui e a Filippo Brunelleschi, il rapporto tra i due fu complesso. A partire dall'aprile 1420, Ghiberti ricoprì ufficialmente il ruolo di co-soprintendente alla costruzione della Cupola. Egli mantenne l'incarico di supervisore fino al 1436, pur vedendo ridotta la sua influenza, quando Brunelleschi emerse come il vero "inventore" del progetto. Ma non basta; nel 1429 lavorò a un modello complessivo che comprendeva l'abside e la facciata, mentre nel 1436 presentò un progetto per la lanterna della Cupola cui, tuttavia, fu preferito di nuovo il disegno di Brunelleschi.
Lorenzo Ghiberi, Arca di San Zanobi, 1432, Santa Maria del Fiore
Ancora per la Cattedrale e nuovamente come scultore in bronzo, nel 1432 Ghiberti vinse il concorso per realizzare forse l’opera d’arte più carica di sacralità del tempio: l’arca destinata a contenere le spoglie di san Zanobi, primo vescovo di Firenze e patrono. Per l’Arte della Lana, Ghiberti aveva pochi anni prima completato il bellissimo Santo Stefano di Orsanmichele, e con il bronzo avanzato dalla fusione diede vita a quest’opera di straordinaria fattura. L’arca presenta tre rilievi con miracoli del santo: La Fanciulla Resuscitata sul lato frontale, e Il Miracolo del Servo e Il Miracolo del Carro sui lati più brevi. Sul retro, sei angeli sostengono una ghirlanda con un’epigrafe formulata dal cancelliere umanista Leonardo Bruni.
Lorenzo Ghiberti, Porta Est del Battistero con Storie dell'Antico Testamento (detta "Porta del Paradiso"), 1425-1452, Museo del'Opera del Duomo di Firenze
E infine, il suo capolavoro: la Porta orientale del Battistero, detta “Porta del Paradiso”. Dopo aver realizzato la porta precedente, l’Arte dei Mercanti di Calimala affidò senza gara l’incarico per la terza e ultima porta a Lorenzo Ghiberti. La porta raffigura storie dell’Antico Testamento, dalla Creazione dei Progenitori all’incontro di Salomone con la regina di Saba, passando per le vicende di Caino e Abele, Noè, Abramo, Isacco, Esaù e Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Giosuè e Davide. Ghiberti la completò nel 1452. Aggiornato sulle novità emerse nel frattempo in campo artistico e tecnico — la regola della prospettiva lineare di Brunelleschi, la tecnica antica della fusione a cera persa e il bassorilievo di Donatello, oltre ai progressi delle arti figurative e alle teorie di Leon Battista Alberti — Ghiberti fu libero, come racconta nei suoi Commentari, di distaccarsi dalla tipologia delle precedenti due porte e di elaborare un’opera completamente nuova. Non più 28 formelle quadrilobate, ma dieci formelle quadrate entro cornici ornate da statuette di personaggi biblici e teste di carattere. Il modo di raccontare queste dieci racconti è assolutamente innovativo e complesso: sfruttando le tre dimensioni dello spazio, Ghiberti raffigurò in ciascuna formella, in simultaneità temporale, più episodi del medesimo racconto, per un totale di circa quaranta “effetti” popoalti da decine e decine di figure.. Anche questa volta il maestro coronò il suo ingegno ponendo la propria firma LAURENTII CIONIS DE GHIBERTIS MIRA[BILE] ARTE FABRICATUM il proprio ritratto, accanto a quello del figlio Vittorio, suo collaboratore nell’impresa.
Lorenzo Ghiberti, Cornice della Porta nord (dett.), 1423-1424 ca., Battistero di San Giovanni
Fu il figlio Vittorio a completare l’ultima impresa del padre, che morì nel 1455, ovvero la splendida cornice bronzea della porta meridionale, l’ultima delle cornici delle tre porte eseguita da Ghiberti e dalla sua bottega, i cui originali sono ancora nelle loro collocazioni originarie. Tutte sono costituite da fregi vegetali di spettacolare naturalismo, nei quali piccoli animali trovano riparo tra le fronde, i fiori e i frutti di una miriade di piante diverse.
È il trionfo di una primavera resa eterna dall’arte: la primavera del Rinascimento, potremmo dire, di cui Lorenzo Ghiberti e la sua bottega furono padri e maestri.