Opera Magazine
05/01/2026
Il Campanile di Giotto: capolavoro d’arte e simbolo di Firenze
Capolavoro dell’arte gotica italiana, il Campanile di Giotto racconta, attraverso architettura e scultura, la visione medievale della creatività umana e del rapporto con il divino.
Il campanile della Cattedrale di Santa Maria del Fiore – universalmente noto come “Campanile di Giotto”, dal nome del grande artista che ne fu il primo ideatore – è una delle più belle torri campanarie d’Europa e un capolavoro assoluto dell’arte gotica italiana. La torre, un parallelepipedo di pietra forte interamente rivestito di marmi, ha una base quadrata di 15 metri per lato e si innalza fino a 85 metri sopra i tetti di Firenze, qualificandosi come il terzo edificio più alto della città, dopo la Cupola di Brunelleschi e la Torre di Palazzo Vecchio, e, insieme a questi, come uno dei suoi edifici identitari.
Concepita su più livelli, ben scanditi dalle decorazioni esterne, la torre si percorre salendo una scalinata di 414 scalini che, nella metà superiore, attraversa tre logge sovrapposte, aperte su eleganti coppie di bifore e grandi trifore, da cui si gode una vista sulla città che si amplia progressivamente, fino a raggiungere un terrazzamento sommitale con coronamento a sbalzo. L’ideazione e l’inizio della costruzione furono affidati a Giotto nel 1334. Alla sua morte, tre anni più tardi, l’incarico passò al suo allievo Andrea Pisano, che completò il terzo livello e lo ornò di rilievi e sculture. Infine, Francesco Talenti completò l’edificio nel 1359, conferendogli l’aspetto attuale.
All’esterno, il Campanile è totalmente ornato da marmi bianchi, rossi e verdi, lavorati con motivi geometrici e floreali, ed è impreziosito nei primi livelli da un complesso straordinario di sculture, realizzate tra XIV e XV secolo, i cui originali sono oggi esposti nel Museo dell’Opera. L’intero apparato scultoreo si sviluppa su tre livelli, distribuiti sui quattro lati della torre secondo un articolato programma iconografico incentrato sul tema della creatività umana e della profezia.
Il registro inferiore, interrotto sul lato est dal bel portale sormontato da sculture, presenta un ciclo di ventisei formelle esagonali, realizzate da Andrea Pisano e dalla sua bottega (eccetto le ultime a settentrione, opera di Luca della Robbia), che raffigurano la Creazione dei Progenitori e figure esemplari di lavori, tecniche, creatività e scienze umane
Al livello superiore, un secondo ciclo di ventotto formelle in marmo e maiolica blu a losanga rappresenta le potenze superiori che, secondo il pensiero medievale, governano la vita umana, ovvero gli Astri (i sette pianeti della cosmologia tolemaica), le sette Virtù cristiane (Fede, Carità, Speranza, Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza), le sette Arti liberali (le discipline insegnate nei corsi di studi superiori del Medioevo fondamento dell'intero sapere del tempo) e i sette Sacramenti (Battesimo, Confessione, Matrimonio, Sacerdozio, Cresima, Eucaristia ed Estrema unzione).
Infine, nel registro più alto, a circa sedici metri dal suolo, sedici nicchie accolgono altrettante statue marmoree, anche queste sostituite da copie e calchi nel corso dello scorso secolo e i cui originali si possono ammirare nel Museo, raffiguranti Sibille, Patriarchi e Profeti, ovvero coloro che hanno ricevuto la chiamata diretta del Divino, senza mediazioni. Metà di esse sono opera di Andrea e Nino Pisano, mentre le restanti otto furono realizzate nei primi decenni del Quattrocento da Donatello e Nanni di Bartolo e sono capolavori assoluti dell’alba del Rinascimento. Tra queste meritano di essere visti dal vero, nel Museo, il crudo naturalismo dell’inquieto profeta “Zuccone”, la profonda intensità spirituale del meditabondo profeta “imberbe”, il vibrante pathos dell’Abramo che sacrifica il figlio Isacco o la potente tensione anatomica e interiore del Geremia.
Per concludere, il Campanile è dotato di 12 campane, di cui cinque più antiche oramai dismesse; la più grande di queste (di 165 cm d’altezza per 142 cm di diametro e del peso di 1.268 kg), è chiamata “Apostolica”, venne realizzata nel 1401 dai fonditori Niccolò e Luca Bondigi da Cortona e la si può ammirare lungo il percorso di visita.