Frammenti marmorei dall'antica facciata arnolfiana

Frammenti marmorei dall'antica facciata arnolfiana
Autore
Maestranze di Arnolfo di Cambio
Data
1296-1310
Tecnica

Scultura, modanatura

Gruppo di frammenti di decorazioni che costituiscono gli unici resti sicuri della primitiva facciata della cattedrale risalente al XIV secolo. Dopo la demolizione della facciata trecentesca, tra il 1586 e il 1588, molti frammenti della sua ornamentazione furono reimpiegati nella realizzazione del pavimento del Duomo compiuto negli stessi anni. Con la rimozione del pavimento della navata centrale durante gli scavi archeologici condotti tra il 1970 e il 1972 molte parti decorative della vecchia facciata tornarono alla luce. Alcune di esse sono attualmente conservate nel Museo dell'Opera del Duomo, altre nella cripta della cattedrale. Non è possibile tuttavia stabilire l'esatta ubicazione che esse avevano nella primitiva fronte. L'unica fonte iconografica che riproduce l'aspetto della facciata della cattedrale all'inizio della sua costruzione è rappresentata dal disegno del Poccetti eseguito intorno al 1587 e ora conservato nel Museo dell'Opera del Duomo. Se la facciata raffigurata nel disegno sia stata edificata all'inizio del XIV secolo oppure sia più tarda non è possibile saperlo con certezza e vi sono in proposito opinioni diverse da parte della critica. L'intervento di Arnolfo nella costruzione della facciata è generalmente ammesso dagli studiosi, ma grosse divergenze permangono nell'attribuire ad esso quella raffigurata dal Poccetti. La critica ottocentesca in genere fu concorde col De Fabris nell'ammettere l'esistenza di una facciata successiva a quella di Arnolfo, attribuibile al Talenti e identificata con quella riprodotta dal Poccetti. Altri studiosi ritengono invece che la fronte disegnata dal Poccetti sia quella arnolfiana, iniziale e unica, demolita nel 1588 per ordine dell'Uguccioni, provveditore dell'Opera del Duomo. La facciata di Arnolfo, innalzata tra il 1298 e il 1310, come sostiene Sanpaolesi, ebbe probabilmente delle aggiunte successive ma senza che queste modificassero il suo aspetto fondamentale che rimase fino al 1588 quello del disegno generale arnolfiano. La critica ha quasi completamente ignorato i frammenti ritrovati nel pavimento di S. Maria del Fiore recentemente attribuiti dalla Pietramellara (1984) senza alcuna prova a lapicidi non fiorentini. L'ipotesi è contestata da Rocchi (1988) che esprime tuttavia dubbi anche in proposito ad un riferimento dei frammenti alla bottega arnolfiana per certe diversità che questi presentano con opere riferibili ad Arnolfo e alla sua cerchia (sepolcro De Braye, cibori di S. Paolo e di S. Cecilia a Roma, etc. ).

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